Palazzo Chigi in Ariccia Comune di Ariccia
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I Monumenti


La chiesa dell'Assunta
Papa Alessandro VII Chigi dimorò a lungo ad Ariccia e a lui si deve la radicale trasformazione urbanistica del borgo avvenuta con l'opera di Bernini attraverso la costruzione della Chiesa dell'Assunta e della piazza che fronteggia il Palazzo Chigi.
I lavori per la nuova chiesa collegiata di Ariccia iniziarono nel 1662, Bernini si servì della collaborazione di Carlo Fontana, uno dei suoi migliori allievi. L'idea progettuale del Bernini fu ispirata dalla struttura architettonica del Pantheon, la cui pianta circolare si ritrova nella chiesa ariccina. La chiesa fu consacrata il 16 maggio 1664 con la messa celebrata dallo stesso Alessandro VII. A fiancheggiare la chiesa, due edifici denominati Casino del Governatore e Casino del Ministro (1662-1664) che si collegano alla chiesa attraverso una teatrale esedra che abbraccia la chiesa nella parte retrostante.
L'edificazione dei casini laterali all'Assunta fu portata avanti contemporaneamente ad essa e con grande velocità, perché in uno dovevano essere collocate le Carceri in cui si amministrava la giustizia.
 
 
La Locanda Martorelli
Nella piazza di Corte è presente un edificio già sede della celebre "Locanda Martorelli", nota soprattutto per il ciclo di dipinti murali eseguiti dal pittore polacco Taddeo Kuntze. Essi sono di grande importanza per la storia di Ariccia in quanto illustrano le origini ed il passato mitologico del paese: La tentazione di Ippolito, la morte di Ippolito, la caccia di Diana, il sacrificio a Diana, La congiura contro Turno Edornio, La morte di Turno Edornio, La battaglia del Lago Regillo, La Ninfa Egeria e Numa Pompilio. Nel 1820 la palazzina fu trasformata da Antonio Martorelli in locanda, frequentata fino al 1880 circa, da poeti, scrittori, pittori. Punto obbligato di sosta per tutti coloro che intraprendevano il Grand Tour d'Italie, divenne il centro di una vera e propria accademia di pittura "en plein air", dato che soggiornarono i più grandi paesaggisti del secolo: da Turner a Corot, al russo Ivanov, attratti soprattutto dal Parco Chigi che meglio incarnava i loro ideali romantici.
Questo edificio assume quindi un'importanza notevole per Ariccia essendo anche legato alla memoria di grandi artisti che trascorsero in questo paese periodi di studio e villeggiatura e che diffusero, attraverso le loro opere poetiche o pittoresche, l'immagine dei Castelli Romani in tutta Europa. La "Locanda Martorelli" è stata acquistata dal Comune di Ariccia nel 1988 ed è, dopo accurati restauri, sede frequente di mostre artistiche e documentarie di alto livello.
 
 
Ponte Monumentale


Il pur lento sviluppo economico e sociale dello Stato Pontificio e le insistenze delle magistrature locali già da tempo avevano indotto il governo papale a considerare la necessità di rendere più agevole e più veloce il tortuoso e accidentato tracciato dell'Appia. Questa da Albano scendeva nel vallone di Parco Chigi, si inerpicava fino a Porta Romana, attraversava tutto il borgo, riscendeva da Porta Napoletana a S. Rocco e a Grotta Lupara per risalire a Galloro, da dove la strada calava al Fontanaccio per poi superare l'erta della Catena, verso Genzano.
Nel 1843 Gregorio XVI provvedeva a sopprimere con un ponte a sei arcate quest'ultimo dislivello; e fu studiato un nuovo tracciato dell'Appia pianeggiato con altri due ponti minori e uno monumentale verso Albano. Ai lavori per il grande viadotto, a tre ordini di arcate, si dette il via nel 1846 dal nuovo papa Pio IX, su progetto dell'architetto marchigiano Ireneo Aleandri.
L'opera, compiuta nel 1854 dopo l'interruzione dei fatti del '48-'49, fu considerata una delle più poderose realizzazioni di ingegneria del secolo XIX.
 
 

Palazzo Primoli
Situato in fondo al corso di Ariccia, di fronte al fianco della chiesa sconsacrata di S. Nicola, già Casino Kaisermann, il Palazzo Primoli fu acquistato verso la fine degli anni '20 dell'800 da Carlo Luciano Bonaparte principe di Canino, fratello di Napoleone. Attraverso sua figlia pervenne al Conte Primoli. Tipico edificio di gusto neoclassico, vide il suo massimo splendore ai tempi di Gegè Primoli, tra Otto- e Novecento, quando ospitò, tra gli altri, Marcel Prevòst, Gabriele D'Annunzio, Eleonora Duse, Matilde Serao e Aristide Sartorio.
 
 
Monumento a Menotti Garibaldi
Venendo da Albano, poco prima del ponte monumentale, sulla destra si incontra un parco pubblico, al centro del quale sorge la statua bronzea del generale Menotti Garibaldi, figlio dell'eroe dei due Mondi.
La statua fu realizzata da un comitato "Pro Menotti Garibaldi" animato principalmente da Ubaldo Mancini, figlio dell'eroe garibaldino di Ariccia Adolfo Mancini.
 
 
Santuario di Galloro

Percorrendo la Via Appia Nuova, sulla strada per Genzano, si incontra il santuario di Santa Maria di Galloro, legato alla venerazione di un'immagine della Vergine rinvenuta, secondo la tradizione locale, nel 1621 da Sante Bevilacqua, un ragazzo toscano abitante ad Ariccia.
Il culto della Vergine di Galloro varcò i limiti della diocesi e giunse fino a Roma, provocando una grande affluenza di pellegrini e devoti. Il principe Paolo Savelli, signore di Ariccia, si risolse a costruire una vera e propria chiesa intitolata all'Immacolata Concezione.
Michele da Bergamo risulta essere l'architetto della fabbrica e nel 1631 il santuario di Galloro venne fondato con il consenso di papa Urbano VIII. Con l'assunzione al soglio pontificio del cardinale Fabio Chigi, papa Alessandro VII, Gian Lorenzo Bernini fu chiamato a progettare la collegiata dell'Assunta e a sistemare il santuario di Galloro.
In questi anni vengono attribuiti all'immagine della Vergine episodi miracolosi: nel 1656 un'epidemia di peste di vasta portata colpì Roma non raggiungendo Ariccia, che ne rimase indenne. Dello scampato pericolo si ringraziò la Madonna per la quale venne istituita una festa da celebrare il giorno dell'Immacolata Concezione detta "Festa della Signorina". A distanza di secoli la tradizione della "Signorina" ancora sopravvive e ogni anno viene ancora prescelta una ragazza tra le famiglie del paese a cui viene affidato il compito di presentare alla Madonna il voto di ringraziamento della collettività.
 
 
Reperti Archeologici

Resti della Villa
dell'Imperatore Vitellio
(69 d.C.)
In età imperiale venne costituendosi, lungo la Via Appia, una grande città, ricca di templi, terme, fori ed edifici pubblici, il cui territorio, esteso fino al Tempio di Diana Aricina Nemorense, sulle rive del Lago di Nemi, si riempì di sontuose ville, delle quali ancora oggi esistono numerosi resti. Ricordiamo la villa dell'Imperatore Vitellio (69 d.c.) di cui, oltre ai resti di un ninfeo, sopravvivono ancora le vestigia di alcuni cisternoni che alimentavano la villa, la cui estensione doveva abbracciare un territorio di molti ettari, come documentano ritrovamenti effettuati nelle zone vicine.
 
 
 
La Fontana della Bella Flora

La Fontana delle Tre Cannelle

Porta Romana